
“Mi sento sempre in colpa”: il paradosso della responsabilità
Quando farsi carico di tutto diventa un’illusione di controllo che allontana dai propri bisogni.
L’allarme invisibile del “non essere all’altezza”
Ci sono persone che attraversauo la vita con la profonda convinzione di essere la causa di tutto ciò che non funziona intorno a loro. Può trattarsi di problemi sul lavoro, rapporti che non procedono come ci si aspetterebbe, relazioni familiari complicate, poco importa: ad ogni intoppo si attiva un allarme invisibile che segnala che il problema dipende da loro, da un loro comportamento, da una loro difficoltà, da un loro “non essere all’altezza”. Questo può portare ad arrovellarsi all’infinito alla ricerca di una causa interna, spesso individuando quei propri difetti, fatiche e fragilità come causa prima e ultima del problema che ci si trova ad affrontare.
L’illusione del controllo e le origini nell’infanzia
Questa modalità ha la funzione di garantire un controllo illusorio in un mondo percepito come caotico e pericoloso: se la causa dei problemi è interna, rimane la possibilità di intervenire, risolvere e riportare ordine e pace.
Spesso questo funzionamento nasce e si sviluppa in un contesto di crescita che ha tenuto poco in considerazione le emozioni della persona durante l’infanzia, in favore di una priorità accordata allo stato emotivo degli adulti di accudimento. In questo scenario si sviluppa una forte sensibilità per i cambiamenti del clima familiare e relazionale, costruendo strategie per contenere il possibile danno e, di conseguenza, le reazioni dell’ambiente.
Una protezione che allontana dai propri bisogni
Si tratta di una funzione protettiva, che ha lo scopo di non scatenare tempeste emotive difficili da gestire o elaborare nell’infanzia. Consente di mantenere il controllo su una situazione che, altrimenti, diventerebbe incontrollabile.
Al contempo, però, impedisce di entrare in contatto con i propri bisogni, scoprire le proprie potenzialità, i propri desideri e confrontarsi con i propri limiti, poiché l’attenzione viene costantemente sintonizzata sull’esterno, sulle altre persone.
Il prezzo della protezione: rinunciare a sé
Questa sensazione di portare il peso del mondo sulle spalle e l’idea profonda di “essere sbagliati” comporta anche l’impossibilità di impegnarsi nelle cose importanti per sé, nella convinzione di non essere in grado di portare a termine nulla, di non avere risorse da investire nei propri progetti, o di non avere abbastanza rilevanza nella propria vita per dedicare tempo e impegno agli obiettivi che renderebbero felici.
Questa inadeguatezza, in fondo, protegge dal fallimento: senza tentativi non c’è possibilità di sbagliare. Si resta nell’unico posto conosciuto — quello in cui ci si mette all’ultimo posto — per evitare di confrontarsi con la paura più grande: scoprire di non farcela, confermando l’idea di imperfezione. Ma il prezzo di questa protezione è il sacrificio dei propri desideri e bisogni.
Il rifugio nel farsi carico di tutto
Occuparsi dei problemi altrui diventa così un modo per sentirsi inattaccabili: con lo sforzo di riparare tutto per tutti, si spera nell’accettazione altrui. È qui che si innesta il carico immane di farsi carico di ogni cosa, pur di non guardarsi dentro e chiedersi: “Cosa voglio? Di cosa c’è bisogno?”.
Dal controllo alla realtà
La terapia non mira a rendere le persone egoiste o disinteressate agli altri, ma ad ascoltare la propria interiorità per bilanciare le priorità: dare spazio al mondo, ma dare spazio anche a sé.
Si impara a tollerare che non tutto dipende dalle proprie azioni e che molte cose sfuggono al controllo. È proprio all’interno di questo margine di incertezza che diventa possibile iniziare a occuparsi di sé e dei propri progetti, non con la pretesa di controllare l’esito, ma con la cura che si deve a ciò che ci appartiene.
Imparare a fare spazio ai propri bisogni
Riconoscere l’inutile peso dell’iper-responsabilità è il primo passo per smettere di farsi carico di tutto e iniziare ad ascoltarsi. La terapia offre una cornice protetta in cui sostenere l’incertezza e ritrovare un contatto autentico con le proprie priorità.
Per chi desidera iniziare un percorso basato su questo tipo di ascolto, è possibile approfondire il metodo di lavoro oppure richiedere un primo colloquio, sia presso lo studio di Genova sia online.




